Il blazer è forse il capo maschile più affascinante da guardare invecchiare, non perché cambi molto — nella sua sostanza è lo stesso capo da un secolo — ma perché cambia sempre: come un brano jazz che ogni interprete rilegge in modo diverso senza mai stravolgerlo. Nato a metà Ottocento nei circoli di canottaggio inglesi — da cui l’origine del nome, il “blaze” del rosso squillante che caratterizzava le giacche del Lady Margaret Boat Club di Cambridge — il blazer ha attraversato più di centocinquant’anni di vestire maschile senza mai perdere il proprio ruolo. Passato dal mondo sportivo a quello universitario, dai circoli navali all’ambiente aziendale, dagli anni Sessanta della dolce vita italiana ai power look degli anni Ottanta, dai revival minimalisti degli anni Duemila a oggi — il blazer è sopravvissuto a ogni trasformazione perché è più adattabile di qualunque altro capo del guardaroba maschile. Ma la sua ultima trasformazione è una rilettura di due elementi tradizionali: la chiusura frontale e il peso del tessuto, fatta con occhi contemporanei.

La chiusura ripensata

Fino a qualche anno fa, il blazer viveva in due grandi famiglie: il monopetto, con una singola fila di bottoni e un taglio più leggero, riconducibile alla tradizione anglosassone e americana; e il doppiopetto, con la doppia fila di bottoni sovrapposta, più formale, più solenne, legato alla tradizione italiana e a certe iconografie novecentesche (dal Duca di Windsor al Rat Pack degli anni Cinquanta). Oggi comincia a farsi strada una via intermedia: un blazer che non è né completamente doppiopetto né completamente monopetto. Chiamiamolo, per intenderci, petto e mezzo: una chiusura asimmetrica, con revers più ampi del monopetto tradizionale ma senza la sovrapposizione piena del doppiopetto. Il risultato è una giacca che ha la presenza scenica del doppiopetto — quella verticalità elegante che fa sembrare l’uomo un po’ più alto e strutturato — senza la formalità novecentesca che il doppiopetto classico porta con sé. È un piccolo dettaglio di sartoria, ma cambia moltissimo: rende il blazer indossabile in contesti dove il doppiopetto classico non arriverebbe più, ad esempio con jeans, pantaloni tecnici o sneakers curate.

Il tessuto ridefinito

L’altra trasformazione è forse ancora più radicale: il peso. Il blazer classico, quello che i nostri padri e nonni portavano con sé nell’armadio per tutta la vita, era un capo di flanella pesante, lana grossa o tweed, per l’inverno. Oggi le sartorie e i brand di livello lavorano con tessuti leggerissimi, ad esempio lane super 130’s e 150’s, mescole di lana e seta, lino tecnico, cotoni pettinati, tessuti che pesano la metà del blazer tradizionale e si portano anche in estate; e che si spiegazzano meno, si asciugano prima rendendoli adatti ai viaggi di lavoro o alle serate estive delle vacanze.

Il blazer, per la prima volta nella sua storia, diventa dunque un capo delle quattro stagioni. Ti aspettiamo in Magenta Homme per mostrarti come lo abbiamo interpretato in questa stagione.