La overshirt, detta anche o “shacket”, dalla contrazione inglese delle parole shirt e jacket, è uno dei capi maschili più interessanti del guardaroba contemporaneo perché sta a metà strada tra due categorie che tradizionalmente erano separate.

Cos’è, tecnicamente

L’overshirt è un capo ibrido tra la camicia e la giacca leggera, con la struttura formale di una camicia — cioè chiusura frontale a bottoni, colletto, polsini, taschini sul petto — ma realizzata in tessuti più pesanti e strutturati: flanella, lana pettinata, moleskine, denim spesso, corduroy, tweed leggero, cotone garzato, lino robusto che proviamo ad analizzare nel dettaglio.

Le caratteristiche costruttive che la distinguono da una camicia normale sono precise:

  • Grammatura del tessuto più alta, dove una camicia oscilla intorno ai 100-150 grammi al metro quadro, l’overshirt sta tra 250 e 450 grammi
  • Vestibilità più ampia, pensata per essere indossata sopra un’altra camicia, una t-shirt o una felpa leggera
  • Costruzione più strutturata, con cuciture rinforzate, spesso senza fodera ma con orli e finiture da capospalla
  • Taschini funzionali, generalmente due sul petto con pattina, a volte con soffietto
  • Assenza di rever, cioè il risvolto, a differenza della giacca vera, mantiene infatti il colletto tipo camicia
  • Fondo dritto o leggermente arrotondato, mai troppo lungo, si porta fuori dai pantaloni

Da dove viene

Le sue radici sono nel “workwear”, cioè l’abbigliamento da lavoro: la “chore jacket” francese dell’Ottocento, la “CPO shirt” della marina militare americana degli anni Quaranta (CPO sta per “Chief Petty Officer”), in lana blu spessa, le camicie da boscaiolo canadesi in tartan pesante degli anni Cinquanta sono tutte antenate dell’overshirt contemporanea.

Per decenni è stata capo funzionale, non un capo di stile, il ritorno nella moda cominciata intorno al 2018-2019 quando viene riscoperta come soluzione elegante per la mezza stagione, un capo che riscalda quanto una giacca leggera ma con la disinvoltura di una camicia. Il successo degli ultimi anni risponde a tre trasformazioni del modo di vestirsi maschile contemporaneo:

Innanzitutto la fine del vestire binario formale/casual: per un secolo il guardaroba maschile è stato diviso in due mondi separati, da una parte la giacca da abito con camicia formale da un lato, la felpa con jeans dall’altro. L’overshirt vive esattamente nel mezzo, è troppo strutturata per essere casual, troppo comoda per essere formale.

La nascita del lavoro ibrido perché l’ufficio dopo la pandemia del 2020 ha cambiato codice, ha dismesso la giacca da abito senza abbracciare del tutto la felpa, l’overshirt riempie questo spazio: si porta al lavoro sopra la camicia, si tiene addosso a pranzo con amici, non stona a un aperitivo serale, è il capo del guardaroba fluido.

Infine la mezza stagione allungata, con inverni sempre più miti e autunni sempre più lunghi, il capospalla pesante è indossabile per meno mesi; l’overshirt copre elegantemente le settimane di transizione — nei mesi di settembre-ottobre, marzo-aprile — dove una camicia sola non basta e un cappotto è troppo.

Come portarla

L’overshirt è versatile quasi come una camicia, ma con regole di equilibrio che vale la pena rispettare:

Come giacca: sopra una t-shirt bianca o grigia, con jeans dritti e sneakers pulite o stivaletti bassi. È il modo più immediato e più contemporaneo, perché un’overshirt in lana pied de poule o principe di Galles su t-shirt bianca funziona meglio di quanto ci si aspetterebbe.

A strati sotto una giacca: un’overshirt in flanella leggera sotto una giacca sportiva sfoderata, con dolcevita di cotone o camicia sottile. è l’uso più sofisticato, funziona per registri di mezza stagione dove tre strati leggeri battono un solo strato pesante.

Sopra una camicia: l’uso più tradizionale, che riprende le sue origini workwear, camicia in cotone abbottonata sotto, overshirt in moleskine o corduroy sopra, chino e derby o stivaletti, perfetta per una giornata di lavoro informale.

Con maglioni sottili: un’overshirt in lana su un pullover fine (attenzione, mai su un maglione grosso: sarebbe l’ordine sbagliato), crea un layering caldo e visivamente ricco, funziona particolarmente bene con overshirt in tweed leggero o lana Harris.

Cosa evitare

  • Overshirt troppo aderenti perché perdono la loro funzione. Devono avere una vestibilità comoda che permetta lo strato sottostante
  • Overshirt troppo lunghe perché se scendono oltre il fondo del bacino diventano una giacca-camicia mal disegnata. Il fondo giusto arriva a metà bacino o poco sotto
  • Overshirt e giacca sartoriale insieme senza terzo strato di mezzo peché, se si porta un blazer, l’overshirt sotto va sostituita da una camicia normale
  • Doppia fantasia perché un’overshirt a fantasia (tartan, tweed marcato, pied de poule grande) vuole tutto il resto in tinta unita
  • Overshirt con capi troppo formali perché non si porta con pantaloni da abito né con scarpe stringate lucide. Il suo registro è sempre almeno leggermente informale

I tessuti che funzionano meglio

Se stai pensando a un’overshirt per la prima volta, i tessuti più equilibrati per iniziare sono:

  • Flanella di lana — calda, morbida, si porta da ottobre a marzo, in tinte solide (grigio, blu notte, verde bosco) è la scelta più versatile
  • Corduroy (velluto a coste) — un classico anni Settanta rivalutato oggi, coste medie o piccole, mai grandi. Tabacco, verde muschio, blu polveroso funzionano meglio del beige piatto
  • Moleskine — il cotone garzato robusto, di origine workwear, comodissimo, perfetto in kaki, oliva, marrone
  • Tweed leggero — l’opzione più elegante, per chi vuole un’overshirt che stia bene anche sotto un cappotto sartoriale in inverno pieno
  • Denim non lavato — l’overshirt in denim grezzo, non stinto, non strappato, è tra le più contemporanee e più durevoli nel tempo

L’overshirt è il capospalla intermedio del guardaroba maschile contemporaneo, originariamente nato workwear, per il lavoro, presto adottato dalla moda, oggi ormai codificato come categoria autonoma, non sostituisce la giacca sartoriale né la camicia, ma occupa lo spazio sempre più esplorato e declinato dagli stilisti dell’eleganza informale. Il suo successo non è passeggero, e infatti continua a essere presente nelle collezioni della moda maschile perché risponde al bisogno di vestirsi in modo curato senza rigidità, come prevede negli ultimi anni il migliore gusto contemporaneo.

Da Magenta Homme ne trovi diverse versioni ogni stagione: dai tessuti più leggeri della primavera alle flanelle e ai tweed dell’autunno. Vale la pena provarne una anche solo per vedere quanto rapidamente possa diventare il capo che indossi più spesso.